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mercoledì 24 maggio 2017

Iran è...

Nei giorni in cui si torna a parlare dell'Iran come di "minaccia per il mondo", nei giorni in cui gli iraniani sono in festa perchè sono riusciti a rieleggere un Presidente che vuole che l'Iran partecipi al "mondo", ecco in questo momento ho una piccola esperienza che voglio condividere: dieci giorni in questo Paese, ospite dei miei amici iranian-udinesi Ali e Anna e delle loro famiglie. E a questo punto mi chiedo se devo sentirmi parte di questo "mondo" che sarebbe minacciato dalla Nazione che io ho visto...
L'Iran per me è...
...una famiglia che mi ha accolto.

...ottimi cibi, accostamenti non scontati: salse di melograno e prugne, yogurt e riso, carne, pollo, verdure, erbe aromatiche mangiate crude per accarezzare ancora un po' il palato, salse con frutti ancora verdi che mai ci sogneremmo di impiegare, straordinari dolci, colazioni a base di miele, noci, frutta secca, incredibili marmellate di carote

...il popolarissimo doogh, bevanda a base di latte fermentato, disponibile nelle versioni gassata, alla menta, ecc ecc

...Babol: piccola città dall'aspetto moderno, vivace, circondata da un interessante paesaggio di risaie, agrumeti e disordine edilizio, non lontana nè dalle montagne (monti Alburz) nè dal mare (Caspio), con qualche antica  e moderna sorpresa...





...le erbe aromatiche (sabzi) al mercato, punto di contatto tra città e campagna: la gente, le contadine dalle campagne col loro chador, che nelle città si vede molto meno spesso: le donne qui rispettano la legge di coprire il capo lo stretto necessario per non avere problemi, e il velo lascia intuire quasi sempre la bellezza generalmente corvina dei capelli.

...la passione per gli orti e i giardini.

...falludeh: un particolare dessert, a base di vermicelli di amido di riso, congelati e serviti con succo di limone o con il gelato.
 ...il mar Caspio a Babolsar, grande, popolarissimo, non sempre rispettato a sufficienza.



...gente industriosa: attività edilizia (nel bene e nel male) in continua espansione,  la ferramenta del sig. Ahmed a Qaem Shahr; un rivenditore di pentole e teiere sulla strada tra Ramsar e Babol (se avessi avuto un conto iraniano, avrei potuto comprargli qualcosa pagando con carta di credito, aveva il POS!!); il negozio di Shima e Shiva, a Babol; un negozio di tende e simili.

...angoli dimenticati e non rispettati di Babol. Come la casa di Bey Kai, costruzione vecchia di almeno duecento annivicino al vecchio bazar e alla Moschea, casa che sarebbe stata costruita dal mecenate omonimo per ospitare i poveri e i contadini che venivano al mercato. La casa è di mattoni, ma rivestita di fango e paglia. Il tetto è in coppi, ma con del cannicciato sotto. Una stretta al cuore, in una città così modernizzata, vedere come si maltrattano gli ultimi legami col passato, un passato peraltro glorioso di importantissimo centro mercantile. Comunque, nonostante le pessime condizioni, l'edificio ospita ancora alcuni artigiani, e uno di loro ci ha di sua spontanea volontà aperto la casa e dischiuso i suoi tristi tesori, tra cui bellissime piastrelle di ceramica, vecchi libri, la tomba di un notabile locale.










Vicino a questo ricettacolo di nostalgia, c'è una delle due belle moschee di Babol che ho potuto visitare, una per le cerimonie e sede anche di una scuola per il clero, l'altra usata quotidianamente dai residenti e dai negozianti. In realtà le foto le ha scattate Ali perchè l'imam che abbiamo incontrato mentre decidevamo il da farsi, anche se molto simpatico, ha detto che sarebbe meglio che io, in quanto non musulmano, non entri. La moschea, comunque, già da fuori si intuisce fresca, luminosa, pulita. Soprattutto pulita: sui tappeti, le scarpe non devono montare, e si cammina scalzi. Sulla strada tra le due moschee, uno strano edificio semidiroccato (forse un grande forno? secondo voi?)










 

...Ramsar: dove i monti boscosi toccano il Caspio sorge questa città amata dagli scià, teatro di un importante accordo per la difesa delle zone umide, grazie al quale il suo nome risuona in tutto il mondo. Ospita un complesso con la residenza dello scià, uno strabiliante museo di avori donati ai regnanti nel corso della loro attività diplomatica, una collezione antropologica (cioè di tutto e di più). In generale, città pulita e ordinata. Grazie a una teleferica, si può raggiungere un complesso turistico sui monti dietro la città. Iran verde, come non te l'aspetti.










...quanto sono alte le Alpi! però il monte Damavand, boss dei monti Alburz che veglia sempre innevato la strada per Teheran, misura 5660 m, e domina paesaggi montani brulli, ma affascinanti, con valli verdi ricche di ciliegi, noci e d'acqua e con qualche stabilimento per sfruttarla, tra cui uno della Nestlè. Un grazie al tassista, impareggiabile conoscitore di tutte le chicche lungo l'itinerario...





...e infine Teheran. Immensa, tentacolare, infinita. Ho potuto vederne solo la parte centro-settentrionale, benestante. E come dappertutto, dove c'è benessere, è facile respirare tolleranza. Teheran, perlomeno la parte nord, è una città verde, alberata, con le montagne sempre a portata di sguardo. Dicono sia una città molto inquinata; ma io, portandomi dietro Gorizia un po' dovunque, sono riuscito a rendere piovosa e temporalesca anche Teheran e così ho avuto in cambio aria pulita.
Un ringraziamento speciale ad Alvand, per la sua ospitalità, e a Puja per avermi scorazzato e svelato una Teheran inaspettata. La casa degli artisti, per esempio, o Bam-e Tehran, il tetto di Teheran, posti dove i giovani si radunano il giovedì sera dando luogo a una movida spontanea, rispettosa e genuina.
Al parco Talaghani si sfoggia l'orgoglio e la potenza della Nazione iraniana (notevoli le panchine a forma di carrarmato), e si ricorda il trauma infantile della Rivoluzione Islamica: la guerra contro l'Iraq di Saddam armato dall'Occidente, prima che diventasse a sua volta un cattivone da disarmare (prima guerra del Golfo). Si espongono i missili e i carrarmati, e macchine esplose: ricordano i martiri più recenti, gli scienziati nucleari vittime, asseritamente, del Mossad israeliano tra 2010 e 2012. La guida da me consultata non menziona questo parco: ma è assolutamente da vedere. Grazie a un moderno ponte (Pol-e Ta'biat), gigantesco ma con tocchi deliziosi tipo la piastrellina di ceramica blu incastonata nel legno, si possono superare due tangenziali e quindi si è formato un grande complesso con un altro grande parco, Ab-wa-atash (acqua e fuoco), dove ci sono una fontana, un planetario e altre infrastrutture. Da vedere assolutamente: tutto è curato ed è probabilmente una delle vetrine di Teheran e della sua gente, che passeggia sorridente e rilassata.


































Ed ecco qui sotto qualche scampolo di socialità pubblica teheraniana: la Casa degli Artisti (hune-ye hunarnandan) e il tetto di Teheran (bam-e Tehran) .







A Teheran la montagna non è mai troppo lontana: ed ecco che non distante dal capolinea della metro, Tajrish (col suo bel bazar), si può cominciare a camminare: ecco Darband. Non esattamente un luogo caratteristico, ma piacevole nonostante la pioggia e proprio per questo, diversamente dal solito weekend in primis, non affollato.

















Mancano, nel mio viaggio, i grandi siti turistici. E Iran è, nella mia esperienza diretta, anche molto altro, che magari non si può fotografare, servono sensazioni per cristallizzare le parole.
E' cordialità. E' generosità. E' umorismo. E' inviti a cene. E' vita famigliare. E' curiosità, interesse verso lo straniero. E' abitudini curiose, tipo augurarsi ofiad bashe (equivalente di un salute!) sia dopo uno starnuto, sia dopo una doccia. E' il rispetto della propria casa e di quella altrui, entrandoci senza scarpe.
E', purtroppo, anche scarsa attenzione alla qualità dell'ambiente. E', purtroppo, voglia di andarsene in cerca di opportunità, in cerca di nostalgia, ho toccato con mano cos'è che gli iraniani all'estero rimpiangono così tanto.

Per me, Iran è soprattutto tornare a casa con delle speranze. Sperare che un Paese del genere sia sempre più considerato. Sperare che le interazioni confortino la gente scontenta, qui e laggiù. Sperare che esista un giorno la possibilità di andare in Iran in Erasmus, e viceversa.
Sperare di avere una nostra politica estera autonoma da un alleato che è culturalmente incapace di comprendere situazioni storiche complesse che non potendo comprendere, preferisce cancellare con un bombardamento o una fornitura d'armi. Sperare di smettere di accodarci. Sperare di essere sempre più accomunati nella bellezza e nella cordialità reciproca, di condividere bellezza e cordialità. Una foto aerea di fine viaggio per ricordarci cosa possiamo offrire: questo è il paesaggio intorno al Po.



Un ringraziamento speciale alla famiglia Khakbaz, ad Anna ed Ali, e ad Alvand, per avermi ospitato e riempito di doni. Un ringraziamento a coloro, che avendo conosciuto l'Iran e soprattutto gli iraniani, mi hanno motivato entusiasti.








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