Un
ringraziamento speciale a Luca e ai suoi datori di lavoro
Come ogni volta che
vado da qualche parte, anche questa volta ho dimenticato la fedele guida Lonely
Planet a casa. Io e Stefano godiamo dell’ospitalità di Luca e dei suoi datori
di lavoro, l’azienda agricola biodinamica Sonnenhof a Bad Boll. Poco male,
quindi: lui e specialmente Simon, il suo collega responsabile di stalla, si
comportano da Lonely Planet ambulanti e ci snocciolano una serie di
suggerimenti. La macchina che gentilmente Luca ci concede, la nostra voglia di
andare a caso, nonché il tempo cupo ma inoffensivo, fanno il resto, e così
anche questo viaggio è un lungo rosario di scoperte molto soddisfacenti.
Tornato a casa, consulto la guida della Germania e questa simpatica zona, a
circa metà strada tra Stoccarda e Ulma, è un po’ snobbata: urge quindi rimediare,
perché vale davvero la pena di pascolare tra i prati, i boschi, i vigneti, i
meleti e le bettole tra queste colline. A seguire, qualche breve appunto.
Göppingen, il brutto
anatroccolo
Con
qualunque indigeno parliate, vi dirà che Göppingen è la città più brutta del Baden-Württemberg. Confesso che abbiamo insistito ad andarci
proprio per questo. In realtà non è così catastrofica, anche se è evidente, come
mi spiega la signora del punto informazioni turistiche, (Marktstrasse 2), che paga alcuni antichi
incendi e discutibili scelte urbanistiche degli anni più recenti (certe cose
non succedono solo in Italia). Abbiamo scoperto poi che ha una vita culturale
di tutto rispetto: c’era in corso in una galleria cittadina una mostra su
Picasso e la letteratura che non abbiamo avuto il tempo di vedere; ospita un
paio di musei. Noi abbiamo visto quello sui trenini, annesso all’azienda che li
produce: il Märklin Museum. Con questi trenini molti tedeschi hanno giocato ed
è per questo che il museo ha un certo appeal. E’ piccolo ma interessante per un
appassionato. Complessivamente, anche il solo punto informazioni vale lo
scomodo: sono fornitissimi, gentilissimi e soprattutto parlano inglese (cosa che
abbiamo scoperto non essere affatto scontata). E’ quindi un punto ideale per
iniziare a esplorare la zona.
Motori e motori
E’ probabile che nessun giovane maschio venga a
Stoccarda senza voler vedere il museo della Mercedes e quello della Porsche: io
sono invece tra quei pochi i quali non ci avrebbero minimamente pensato. Non
così Stefano: e così eccoci diretti verso le floride periferie industriali di
Stoccarda. Per me – assolutamente non appassionato di motori – è stata comunque
una grande scoperta. Il museo Mercedes si trova in un avveniristico edificio;
lungo i corridoi a spirale che dal settimo piano discendono fino a terra, e nei
vari piani, si possono vedere le
vetture, raggruppate per periodo storico
ma anche per utilizzo (ad esempio, molto interessante la parte sui veicoli di
soccorso). Foto e filmati ripercorrono la storia generale in parallelo con
quella della casa automobilistica: particolare interessante, il periodo in cui
i prigionieri e i deportati venivano sfruttati nella fabbrica, non viene
sottaciuto e minimizzato, è invece spiegato con tanto di foto e disegni dei
prigionieri. Dieci euro che, contro le mie aspettative, ho ritenuto ben spesi:
includono le audioguide che, anche in italiano, forniscono ottime spiegazioni
sui pezzi esposti e le storie dei protagonisti. Non così gli otto che costa il
museo Porsche: l’edificio è avveniristico anche qui, ma a me è parso più che
altro una concessionaria, con molte macchine. Anche qui è disponibile
l’audioguida in italiano, ma ho trovato le spiegazioni piuttosto
autocelebrative e poco interessanti. Difficilmente digeribile, questo museo,
per il non appassionato.
Inaspettato vino di Svevia
Dalle vetrate del museo Mercedes, lo sguardo spazia
sulle colline circostanti: con grande sorpresa, le vediamo coperte di ripidi
vigneti. Finita la visita, un giretto per quelle colline ci viene quasi
istintivo. Ed eccoci vagare tra Rotenberg, Uhlbach e Obertürkheim. A Rotenberg,
fantastico il panorama dalla Rotenberg Grabkapelle, che viene da qualche parte
definito un Taj Mahal svevo, mausoleo per una principessa del ‘700; non abbiamo
visitato l’interno. A Uhlbach c’è una simpatica enoteca, dove per 2,50 euro è
possibile avere degli onesti taglietti di vino locale. La banconiera parlava
italiano, ed è riuscita a convincerci a visitare, per 3 euro, l’annesso museo
del vino: uno stanzone carino ma piuttosto sgombro, con attrezzi antichi e qualche
reperto (es. statue) relazionate al vino. Interessante il focus su Sant’Urbano,
ricorrente in molte zone vitivinicole in giro per l’Europa. Interessante anche
la spiegazione della storia viticola del luogo, come ad esempio la
“razionalizzazione” che ha sostituito agli scomodi terrazzamenti gli attuali
filari ripidissimi esteticamente (e forse anche ecologicamente) a mio parere
discutibili. Parecchio efficace materiale per spiegare la geologia del terroir.
Geologia portami via
Proprio la geologia sembra essere una vera passione
del posto. Qualunque punto d’inizio di scampagnate viene corredato di un bel
cartello di spiegazione della storia geologica del luogo. Lo Schwäbische Alb, o Giura Svevo, in effetti, è un affascinante caos di fondali marini
giurassici, ex vulcani, antichissime montagne piallate dagli elementi. Il tutto
si contorce e sovrappone. Tra le chicche imperdibili, l’Urweltmuseum di
Holzmaden. Qui, da una cava di scisti bituminosi, iniziarono ad emergere fossili
che nell’800 gli Hauff, dinastia di paleontologi, studiarono e prepararono per
l'esposizione. Si possono vedere nel museo pesci, posidonie (un'intera colonia di questi antichi vegetali è stata recuperata ed esposta, lunga parecchi metri), ittiosauri e plesiosauri, nonché
alcuni dinosauri volanti e alcuni antenati degli odierni coccodrilli. I singoli
fossili, splendidamente conservati, occupano in qualche caso anche 6-7 metri di
parete. Tra i più interessanti, una plesiosaura che stava partorendo mentre
morì: gli embrioni si sono fossilizzati accanto a lei. Assolutamente da vedere,
se si ha un minimo di passione verso i dinosauri, il museo è corredato da molto
valido materiale multimediale. Una grossa pecca: le didascalie sono solo in
tedesco; in italiano viene venduto un libricino (3 euro in aggiunta ai 7 del
biglietto) che è un’agonia consultare mentre guardi i pezzi esposti; sarebbero
state disponibili delle audio guide, anch’esse a pagamento.
Gli allucinanti orologi di Stoccarda
Di Stoccarda ho letto recensioni entusiastiche;
tuttavia abbiamo avuto poco tempo per visitarla a dovere. Quello che siamo
riusciti a fare, in uno scampolo di pomeriggio, è stato vedere il Landesmuseum Württemberg
e bere un caffè nella maestosa Schlossplatz. Il museo lo abbiamo trovato gratis
per una qualche circostanza, altrimenti dovrebbe costare sui 4 euro. Li sarebbe
valsi tutti. Ospitato nell’Altes Schloss (il vecchio castello dell’XI secolo)
racchiude una collezione archeologica molto valida: chi è appassionato da celti
et similia non dovrebbe farselo sfuggire, visto che comprende una selezione di
tesori di tombe principesche (la Germania meridionale fu il fulcro della
civiltà di La Tené) tra cui la ricostruzione di un carro su cui, probabilmente,
il defunto doveva raggiungere l’aldilà. Comprende inoltre pezzi archeologici di
altre civiltà portati da collezionisti e oggettistica preziosa appartenuta alla
casata dei Württemberg. Ma la collezione di orologi a pendolo, perlopiù
risalenti al ‘500, che si trova nei sotterranei, è davvero, secondo me, il
pezzo forte di questo museo, un’allucinata visione di orsi che portano struzzi
al passeggio e altre stravaganze. Vale davvero la pena, un monumento alla
strabiliante immaginazione di artisti d’altri tempi.
Nel mondo delle
fiabe
Se si va a zonzo per le campagne sveve e i villaggi,
non si può restare insensibile alle case fatte a graticcio, il famoso fachwerk. Lo schema di travi crea
disegni; l’abitudine di dipingerle crea un universo di colori. Abbiamo girato a
casaccio un certo numero di villaggi: Beuren, Wiesensteig, Kirchheim (che a
dire il vero è una piccola e vivace cittadina), andando a memoria, sono i più
carini. Praticamente tutti i villaggi, comunque, ospitano un certo numero di
queste case, che risalgono spesso al tardo Medioevo. Spesso storte e sghembe,
spesso con delle curiose bombature che sporgono dai riquadri in mezzo alle
travi, si viene sfiorati dal pensiero che siano case di marzapane come in
Hansel e Gretel. In realtà, il materiale di riempimento è (con sorpresa)
composto soprattutto di argilla, paglia, rametti; il basamento, per evitare i
danni dell’umidità, è invece solitamente pietra. I villaggi più pittoreschi
sono uniti da una fachwerkstrasse.









I pittoreschi villaggi della Svevia sono in
genere completati da:
-una chiesa in pietra, generalmente gotica e medievale, coi suoi elementi appuntiti. Solo a Wiesensteig la chiesa era barocca e in fachwerk
-un bel castello, o una rovina in cima ad un colle
(abbiamo visitato Limburg – solo resti in cima ad un ex vulcano dal bel panorama,
Teuffen – splendido panorama e visitabile, ma chiuso in inverno, Teck – altro
fantastico panorama, ma del tutto senza vita in questo periodo – e infine
Reussenstein, rovina davvero scenografica in cima a una rupe a picco su pascoli
e meleti.) Si consideri che in media a questi castelli non è consentito salire
in auto: mezz’ora almeno di ripida passeggiata va quindi messa in conto.
-una simpatica bettola: tradizionali, ben rifornite
di ottima birra e cibi tedeschissimi. Segnalo quella di Pliensbach e quella di
Wiesensteig, dove abbiamo conosciuto un simpatico espatriato siciliano e
abbiamo a malincuore evitato situazioni pericolose in cui ci venivano offerte
birre, perchè l’aereo partiva di lì a poco e ci è stato tiranno. Lasciate pure a
casa il vostro inglese e la carta di credito, qui non ve ne servirete.
In conclusione desidero scusarmi per la qualità invereconda delle foto, ma prometto che sarà posto rimedio la prossima volta. Spero che che queste brodaglie sfocate contribuiscano a invogliarvi a fare un giretto.