Italia: strano Paese. Come in una vasca di pesci, ora che
non è più possibile nutrire tutti a sazietà con il mangime comprato a debito,
si è innescata l’inevitabile dinamica cannibale: i pesci vecchi e grossi
mangiano uova e avannotti.
Le persone che lavorano, in maniera più o meno discontinua,
pagano dei contributi, che nutrono il sistema pensionistico e finanziano i
pensionati. Alcuni di loro, con questi soldi, fanno una vita da nababbi, se
paragonata a quella che toccherà al giovane che sta in questo momento pagando;
con punte di ingiustizia anche all’interno di questo gruppo, dove c’è magari
gente che ha fatto per quarant’anni lavori pesanti e gente che per quattordici
anni sei mesi e un giorno ha svolto attività difficilmente qualificabili come “lavoro”
secondo il senso comune.
E’ difficile individuare nella categoria dei pensionati, uno
dei problemi che affliggono l’Italia d’oggi.
Molte persone stanno beneficiando di un trattamento
favorevole magari in vigore negli anni ’80 e a noi precluso da leggi
successive, secondo una tipicità tutta italiana detta “chi ha avuto ha avuto,
chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato”, o se volete, “legge del Menga,
chi ce l’ha nel c**, che se lo tenga”. Perché, quando si deve abolire un “diritto”,
meglio farlo su quelli che non l’hanno mai provato: infatti, difficile che chi
non è mai stato sazio si lamenti di avere fame. Al limite, se qualcuno ha da
obiettare, si può oggi affermare che “ce lo chiede l’Europa”.
Prevedere due trattamenti diversi, a seconda che uno sia
nato prima o dopo, produce due interessanti effetti:
1)
Chi resta
fuori (per convenzione chiamiamolo “il Posteriore”) è pervaso da un certo
sentimento verso chi “è dentro”; guarda con bramosia ai posti di lavoro che egli
ricopre. Spesso, intuendo l’inarrivabilità di quella riserva protetta, viene
preso da sentimenti ostili, ovvero: i diritti che io non possiedo, ma altri sì,
sono privilegi, e se non li posso avere io, che non li abbia nessuno
2)
Chi è dentro (“l’Anteriore”) sente la pressione
della società; difende la propria (peraltro intoccabile) posizione. Non si
chiede se la sua posizione sia finanziata da altri, che non ne godono, preferisce
anzi sorvolare: “me la sono conquistata, ho dato, e questo è un mio diritto”.
Non si spiega come mai il Posteriore non abbia accesso ai suoi stessi diritti,
ma d’altro canto non è affar che gli competa (talvolta prova privatamente compatimento
verso qualche figlio o altro caro Posteriore). Spesso l’Anteriore è un
cittadino molto impegnato: deplora la situazione della Nazione, è prodigo nell’individuare
responsabilità altrui, sempre pronto però a difendere le proprie prerogative di
Anteriore, e, al limite, a lamentare la scarsa qualità umana dei Posteriori.
Il risultato è lo stesso: la società si divide in Anteriori
e Posteriori. La solidarietà,dove esiste, esiste solo a livello per così dire “privatistico”:
solidarizzo col figlio, col nipote, col figlio dell’amico. E si disegna un
confine labilissimo tra “privilegi” e “diritti”, una nebbia utilissima a chi
vuole abolire veri diritti e/o mantenere veri privilegi. Infatti, per paura di
creare “precedenti”, anche i sindacati sono ben cauti nell’operare
discernimenti di situazioni.
L’Italia ha diverse specificità: da un lato, la differenza
tra Anteriori e Posteriori è accentuata (da incredibili regalie prima, dall’abbandono
dei giovani ora). Dall’altro lato, però, ci sono molti genitori disposti a
mantenere figli, nonni che mantengono nipoti, insomma il rapporto
intergenerazionale è molto forte dentro le famiglie. Inoltre, la famiglia e
anche il singolo può creare le proprie reti sociali che accentuano o
diminuiscono il fenomeno. Tutto questo genera ovviamente un’infinita gamma di
sfumature in cui la situazione è mitigata o esacerbata.
I fautori dello status quo, perlopiù appartenenti alla
schiera degli Anteriori, lamentano la guerra tra poveri, ma non hanno nessuna
intenzione di fare sacrifici (“ne faccio già abbastanza”). I movimenti da cui
si fanno rappresentare (Sindacati e Partiti, in primis) lo sanno: pertanto i sacrifici
li fa chi deve entrare. I nuovi contratti di lavoro saranno più severi, le
nuove pensioni saranno più povere.
I Posteriori in genere sono impegnati nella lotta per la vita, e/o a godersela per quanto possibile, e non pensano molto a farsi rappresentare come raccontato www.ilpost.it "Giovani e politica".
L’Anteriore, perlomeno quello preoccupato
per il futuro, lo sa che i sacrifici qualcuno se li deve sobbarcare. Ma c’è
sempre qualcuno che lo convince: la persona giusta per quel sacrificio, forse,
deve ancora nascere. Qui, o, se i nostri Posteriori smidollati non vogliono
figliare, in qualche villaggio dall’altra parte del Sahara.








