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martedì 12 gennaio 2021

Capitale della Cultura: e adesso, che succede?

 

Dopo la vittoria il tema di Nova Gorica e Gorizia capitali della cultura è presto sparito dai radar; mi chiedo quanti siano rimasti con questa domanda in bocca.

Prima di tentare una risposta: ricordiamoci che, dal punto di vista amministrativo, è Nova Gorica ad aver vinto. E quindi facciamo attenzione alla retorica di “Gorizia capitale della cultura”, si può dire invece “Nova Gorica e Gorizia Capitali della Cultura”. Questo per non alimentare aspettative sbagliate; quest’avventura sarà innanzitutto una prova di collaborazione, ma non c’è niente di scontato, e qualche piccola gelosia potrebbe presto diventare uno di quegli insani dibattiti campanilistici che ci piacciono tanto verso Monfalcone, Trieste, Udine.

Detto questo, è interessante vedere cos’è successo in altre città scelte. Il sito europeo riporta diversi documenti (non i bid book integrali, cioè i documenti presentati per candidarsi!) e proviamo a ricavarne qualche informazione, soprattutto sulle possibili criticità, visto che i vantaggi attesi sono stati ampiamente resi noti.

Maribor 2012: A Maribor la commissione riportò disaccordi tra le parti istituzionali. Il budget fu di molto inferiore a quello previsto (58 milioni a fronte di 28 effettivamente spesi), ma il programma fu giudicato comunque efficace. Venne rimproverata la mancanza di una promozione internazionale dell’evento, e l’apparente assenza di un forte sostegno politico. Maribor e le sue città partner ebbero comunque nel 2012 un 39% di presenze legate soltanto all’evento.

Matera 2019: a Matera il cambio di giunta produsse un cambiamento nell’attività della fondazione (occhio: entro il 2025 sia Gorizia che Nova Gorica affronteranno elezioni). Nonostante l’instabilità politica che contraddistinse l’esperienza ECoC di Matera, vennero comunque stanziati 54,8 milioni di euro, dei quali il 70% proveniente dal governo nazionale, 25% da quello nazionale e il 5% dall’Unione Europea ed altri sponsor. Le risorse erano in quantità coerente col programma; la Commissione notò tuttavia che le spese di gestione furono 8,8 milioni di euro invece dei 6,4 preventivati. Le molte attività ebbero una grande partecipazione tra la cittadinanza, almeno 500.000 persone parteciparono ad almeno un evento. L’impatto sul turismo fu forte, le presenze passarono da 420.000 nel 2012 a 950.000 nel 2019.

L’UE produce, come su quasi tutto, una discreta massa di pareri, valutazioni, report. L’auspicio è che vengano letti e fruiti soprattutto dai decisori politici. Il fatto che la candidatura sia in mano a esperti di “cose europee” è certo una sicurezza, ma la politica avrà la sua parte. E mi auguro di non vedere campanilismo, localismo, ricerca del consenso immediato, il messianismo di vedere in questa opportunità il punto di svolta dopo quarant’anni di placida sofferenza (è recente la notizia che Gorizia è scesa sotto i 34mila abitanti).

Sarà inoltre necessario trovare dei soldi: si parla di decine di milioni. E anche qui, la politica locale dovrà saperlo fare.

Sarà necessario collaborare con Nova Gorica, collaborare davvero.

Nessun report ci informa se e quanto negli anni, l’esperienza di ECoC sia stata per queste città un punto di svolta duraturo. E non ce ne sono molte, in giro per l’Europa, ad averne il disperato bisogno di Gorizia.