Reduce da una camminata nell’alba insonne, devo riportare
queste mie impressioni. Le strade deserte, il silenzio, permettono alle cose
che vedi ogni giorno di entrarti tranquillamente in testa, coi tuoi tempi, e ti
permettono di elaborarle.
Gorizia deserta, quindi. I cartelloni elettorali cominciano
ad apparire, coi loro slogan, promesse salvifiche. I candidati sono nove, e si
affronteranno il 15 al Kulturni Dom alle ore 17.30, in un incontro organizzato
dall’Accademia Europeista (bravi!!).
Chissà cosa si diranno. Mentre camminavo pensavo ai vari
edifici vuoti. Alle caserme sparse per la città, tipo quella in via Duca
d’Aosta. All’edificio vicino, che era stato un tempo un grande centro di
sperimentazione in agricoltura, rinomato in tutto l’Impero Austroungarico. Al
tribunale che cade a pezzi ed è tutto transennato, così come il vicino centro
Lenassi. All’ex ospedale, dove la tristezza regna sovrana, qualcuno è già
entrato. All’ex Provveditorato. All’ex questo, ex quello. Cosa succede? Da
decenni si perde qualche centinaio di abitanti all’anno, si perdono
istituzioni, si perdono motivi per vegetare in questa città.
Abbiamo perso il confine, abbiamo fatto anche festa, ed era
l’unica cosa che ci teneva in piedi. La guerra fredda è stata la nostra camera
iperbarica. Ora sono tutti a predicare delle magnifiche opportunità della
caduta dei confini; ma è un fatto che perfino i goriziani più evoluti, più
“moderni” non abbiano ancora imparato a pronunciare correttamente Nova Gorica e
“Bochini”. Si continua a fare la spesa e a comprare ciò che conviene. Non
conosciamo gli sloveni. Non ci interessa e non è cambiato niente.
E adesso, cosa inventeranno questi candidati? Tutti a
predicare di collaborazione con la Slovenia, ma quanto la conoscono? Quanto
interessa alla Slovenia collaborare con noi? Quanto interessa alla Slovenia,
per dire, condividere con noi parte dei suoi flussi turistici e permetterci di
agganciarci al loro turismo, che è sviluppato e sostenuto da un’azione politica
coerente?
Qualcuno tira in ballo nuove zone franche, o altre
soluzioni; tutte decisioni in mano allo Stato, che è lontano, agisce molto
piano, non si accorge di questa sua lamentosa periferia. Tutte cose al di fuori delle prerogative di
un sindaco. Tutti probabili fallimenti, per i quali la scusa è già insita nel
loro essere al di fuori della portata di un Sindaco.
Coglieranno l’occasione, questi candidati, per discutere tra
loro sulle cause di questo declino? Purtroppo la storia si muove: quella che
oggi è l’area archeologica di Aquileia ieri era un grandissimo porto, e questa
nostra crisi, questo nostro singhiozzante presente, è solo un trattino della
storia di domani. Hanno quasi tutti oltre cinquant’anni: basterebbe che si
scambiassero onestamente i propri ricordi per capire che la situazione,
nonostante le campagne elettorali appassionate, non ha fatto altro che
peggiorare e molte delle soluzioni che propongono hanno già fallito. La città
sta venendo svuotata di tutte le ragioni del suo essere città: commercio,
servizi, uffici.
Invece, io ho paura di sapere cosa diranno i candidati
lunedì. Diranno (tutti, anche il candidato della continuità): questa città
merita il rilancio, il turismo, l’agricoltura. Proporranno cose al di fuori
della propria portata. Non rifletteranno sui motivi per cui siamo ridotti così.
Diranno che dobbiamo essere internazionali, proiettarci verso il futuro,
tornare ad essere l’importante città che meritiamo di essere.
Io ho un ricordo: una volta non c’erano Gusti di Frontiera
ed E’ Storia, e la cosa più grande che succedeva nell’anno era la fiera di
Sant’Andrea, insieme ad Expomego. Tra i ricordi più belli che ho c’è la festa
degli aquiloni. Non saprei nemmeno dire a quante edizioni abbia partecipato.
Magari solo una; non so dire quanti anni avevo. Mi ricordo solo che l’aeroporto
era pieno di bambini, di famiglie e di aquiloni, in una bellissima giornata di
autunno o forse primavera. Oggi quella festa non si fa più, e l’aeroporto è
inaccessibile ai goriziani.
Oggi si dice “basta sagre paesane, dobbiamo creare eventi di
spessore internazionale”. E Gorizia non ha più i servizi della città; rimarremo
in quattro gatti, con un’idea vaga di chi sia il mio vicino, ma con eventi di
indiscusso spessore internazionale dal budget imprecisato.
Questa città deve tornare grande! Make Gorizia great again!!
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