Ogni tanto, costretta dagli eventi, la nostra stampa si
occupa di agricoltura, non già per promuovere qualche “eccellenza” o la storia
dell’agricoltura “che dà lavoro”, ma dell’agricoltura vera che sfama l’umanità.
Lo fa controvoglia, perché un agricoltore friulano ha visto riconosciuto (non si capisce, per ora, con quale risvolto pratico) il diritto di coltivar mais OGM. L’agricoltura emerge solo in filigrana, gli
articoli cercano sempre di riportarti alle eccellenze, il tenore degli
immancabili opinionisti è “no agli OGM perché se no poi non possiamo più
produrre cibo di lusso”. La domanda su chi produce la materia di cui ci
nutriamo noi, che possiamo concederci il lusso una tantum, è sempre inevasa…
Ma lasciamo da parte le questioni etico-filosofiche e le
loro ricadute tecniche, e vediamo in che mani ci mette il “Piccolo” per
permetterci di farci un’opinione.
Barbara Puschiasis è la presidente di Federconsumatori. Di
professione avvocato, sugli OGM non prende posizione ma elogia il principio di
precauzione adottato in Europa. Faccio sommessamente notare che una applicazione, particolarmente ortodossa, in
Italia ha portato alla distruzione delle sperimentazioni (soprattutto
pubbliche) che si conducevano.
Gigi Faleschini produce ortofrutta bio a Pontebba da
trent’anni. La sua posizione, come la riporta il quotidiano, è: “meglio le
colture locali, sono più resistenti, rappresentano il futuro. Le modificazioni
genetiche sono pericolose”. Molto interessante sarebbe sapere, a questo punto,
se questo imprenditore agricolo, coerentemente, si autoselezioni la semente o
se si avvalga di materiale migliorato comprato in vivaio. Allo stesso modo,
sarebbe interessante capire se la frutta che egli propone deriva da varietà
antiche e tradizionali (e quindi abbia compiuto un’operazione culturale per
proporle al consumatore) o se invece la sua frutta deriva da quelle quattro
varietà commerciali che il consumatore è abituato a comprare.
Mauro Giacca ha un trafiletto e viene classificato come “lo
scienziato”. E’ presidente dell’Icgeb (non Itgeb come riportato
dall’articolista) cioè “International Centre for Genetic Engeneering and
Biotechnology”. La sua posizione è nettamente “pro”; rincara la dose affermando
che il nostro dibattito, in giro per il mondo, farebbe ridere. Dal cv pescato
in internet, emerge la sua laurea in medicina. Sottolinea infatti la mancanza
di evidenze scientifiche sui pericoli per la salute dervianti da OGM.
Fabio Bosco è titolare di un gruppo di distribuzione
alimentare. La sua posizione non è di no a prescindere, ma bisognerebbe cercare
di selezionare OGM utili alla comunità, e possibilmente sotto l’azione
pubblica, non per farli diventare brevetti delle multinazionali. Ecco, a questo
proposito esistono degli interessanti blog dove si racconta, tra l’altro, anche
degli OGM italiani che sono stati distrutti. Ad esempio l’ottimo blog
di Dario Bressanini o quello di Agrarian
Sciences, gruppo di professori e professionisti in agricoltura. Ma è
possibile anche ripercorrere le tappe delle biotecnologie italiane in questa
vecchia puntata
di Presa Diretta.
Luca Tornatore è un ricercatore (astrofisico) e attivista,
distintosi per il contrasto agli OGM. Contro senza se e senza ma.
L’ultimo opinionista è Edi Bukavec, pressidente di
Assoagricoltura FVG, che dice: OGM ok se servono per produrre di più e
alleviare la fame nel mondo, ma non da noi. Qualche riflessione sulle
abbondanti importazioni che facciamo di derrate alimentari si dovrebbe fare. Di
quest’ultimo non ho trovato curriculum.
Il dibattito comunque si incentra sempre su OGM sì o no, mai un OGM cosa?, come? quando? perchè? ma...
Quello che comunque mi premeva far notare è un dato: tra le persone interpellate non c’è nemmeno
un laureato in agraria, o un appartenente all’ordine degli agronomi. Nell’articolo
principale, a dire il vero, c’è un laureato in scienze agrarie: è il presidente
del Veneto, Zaia. Che non approfondisce la questione e parla di mobilitazione
popolare, consolato in maniera generica e non tecnica dal collega FVG Shaurli (educatore professionale) e dal ministro Martina (diplomato perito agrario, ma laureato in Scienze Politiche)…
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