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sabato 2 settembre 2017
Elogio del buon provincialista
Noi goriziani abbiamo tutta una nostra tradizione di poemi elegiaci dove si dice che non esiste posto più bello di questo per vivere ecc ecc. Chissà se una parte del nostro provincialismo viene di lì. Provincialismo come corrente letteraria.
Come definirlo, altrimenti?
Il provincialismo è un non pensiero perché non si tratta di ragionamenti attivamente perseguiti, ma di un istinto misto di comodità, paura dell'ignoto, pigra adesione a modelli di vita ricevuti, e anche senso di responsabilità, verso la famiglia, la società, l'azienda. Il provincialista, spesso, è il migliore dei cittadini possibili:perché ritiene di non avere un altro posto, un'altra situazione dove andare. Il provincialismo talvolta assume una consapevolezza e cerca di farsi passare per ideale, della serie "io faccio cose qua per la mia terra e tu sai solo scappare". Questo quando si esprime in maniera franca, aperta. Altrimenti rimane sottotraccia, assume le parvenze dell'aria sorniona e vissuta dei vecchi che dicono "io non ho studiato né viaggiato, eppure so questo, questo e questo, e ho costruito tutto questo con le mie mani" e dell'aria sicura e serena di alcuni giovani vecchi, che dicono la stessa cosa, mandano avanti aziende, diligenti e fieri soldati di questo ordine economico. C'è molta saggezza, nel provincialismo.
Per questo, il provincialismo, oggi più che mai, viene premiato. Il provincialista è infatti una persona molto stabile, affidabile, disciplinata. Lotta, sopporta, insiste, digerisce un lavoro o un trattamento economico che non gli basta, perché il provincialismo insegna questo:non c'è alternativa migliore di quel che hai. E si viene ripagati:un provincialismo ben gestito dà luogo a una possibile solidità economica negli anni, a belle carriere. Ti farà viaggiare, a modo suo, andrai nel mondo a rilassarti, a vedere il meglio che il mondo desidera venderti, ti illuderà di conoscere Nazioni lontane. Vivrai bene se non soffri di inquietudini, se non ti poni troppo spesso la domanda principe di tutti i sognatori sconfitti "cosa sarebbe stata la mia vita se..."
Un fattore chiave del successo del buon provincialista è che, nella stragrandissima maggioranza dei casi, farà il suo cursus honorum grazie alle valutazioni e alla benevolenza di altri provincialisti:persone concrete, solide, radicate, che non si sono formate da sole, ma si sono fatte formare, apprendendo ciò che è utile. Persone che valuteranno l'attitudine della recluta ad essere una persona adatta; ad essere, cioè, a sua volta, un buon provincialista. C'è forte continuità nel provincialismo.
Capitano però momenti in cui l'economia si espande ed altri in cui si ritrae. Siccome è il provincialismo che governa le cose umane in tanti luoghi, bisognerebbe chiedersi se questo modo di procedere sia quello giusto. Ma uno dei cardini del provincialismo è, per l'appunto, ritenere che non esistano alternative migliori di quelle che si hanno. Ed esistono migliaia di buoni provincialisti senza un lavoro, cioè senza un posto nella società provincialista. La quale ti mostra solidarietà e ti accoglie, ma non devi mettere in discussione i suoi valori. In tempi di crisi, il provincialismo reagisce serrando i ranghi:la selezione provincialista si fa più severa, e il premio per la fedele adesione si fa via via più scarno e insicuro. Ma, in abbondanza o in carestia, il provincialismo resta l'unica via.
Ma allora, cos'è chi non è provincialista?
Se il provincialismo è pieno di sfumature, fuori di lì ci sono molti colori. Ho già menzionato i sognatori falliti, per esempio, ed è impossibile catalogare tutte le categorie. I viaggiatori di ritorno, quelli che hanno ritenuto possibile sottrarsi temporaneamente al proprio provincialismo, per tornare magari con degli strumenti; strumenti non per contrastarlo - sarebbe come opporsi alla natura umana - ma per essere resilienti ai suoi colpi, per creare una nicchia riparata che stia in piedi e si alimenti pur rimanendo ai margini della feroce logica provincialista. Io appartengo a questa categoria:ho viaggiato, sono stato per lungo tempo in qualche luogo, ho cercato di crearmi uno spazio, ho pensato sempre al ritorno a casa. Ho pensato che conoscere le lingue, vedere i risultati nel mio campo di altri Paesi, mi avrebbe reso meno duro l'impatto con il provincialismo nostrano. Così non è stato.
Almeno ora so che in realtà ogni luogo ha un suo provincialismo, benché altrove l'autorità pubblica cerchi di arieggiarlo, moderarlo un po', cercando magari di rendere migliore e piú sicuro il premio, ma sempre provincialismo resta. E ha le sue regole:esige continuità, costanza, a suo modo, un'accettazione e una resa definitive. Per cui un ex sognatore non sarà mai un buon provincialista. E un provincialista controvoglia non sarà mai un cittadino del mondo, per tanto che egli viaggi, diventa piuttosto un apolide disagiato e disadattato. E assunta questa consapevolezza, può cominciare a cercare il suo punto di equilibrio, sapendo che chi ha cercato di mantenere uno stile di vita indipendente in un qualche momento della sua esistenza, dovrà cominciare da zero. Un nuova, travagliata venuta al mondo, al mondo provincialista.
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