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lunedì 20 febbraio 2017

Una villa romana in zona Transalpina?




Recentemente, nella sua rubrica “Punti di vista” Diego Kuzmin parlava della villa romana di Lucinico, ignota ai più. Esistono ritrovamenti romani che sono ancora più sconosciuti e ancora più goriziani, dei quali si dà notizia solo nella letteratura specialistica slovena. 

Nel 1974, durante gli scavi per le opere di urbanizzazione di un complesso residenziale nella zona detta Ledine (per capirci, dopo la Transalpina, in zona dell’odierno Obi) emersero resti di mura. Nada Osmuk dell’Istituto di Conservazione di Nova Gorica e Drago Svoljšak del Goriški Muzej, dopo una prima prospezione, ritennero che fosse il caso di effettuare ulteriori scavi, e ciò avvenne nella primavera 1975.

Emerse una situazione piuttosto complessa, e solo poche ipotesi poterono essere fatte visto il pessimo stato di conservazione dei ritrovamenti, in parte danneggiati dalle opere di urbanizzazione, in parte ormai sotto case adiacenti, in parte devastati dalla Prima Guerra Mondiale.
Fu individuato un edificio antico; la parte scavata misurava 45m x 9, solo brandelli di mura rimanevano. La diversa qualità dei muri, e la diversa composizione delle macerie ritrovate, permisero di ipotizzare che l’edificio fosse diviso in tre spazi: uno probabilmente né coperto né pavimentato, uno verosimilmente pavimentato in mattoni. Il terzo ambiente non era chiaramente delimitato, ma presumibilmente era la parte con tetto e pavimento e fungeva da dispensa, visti i numerosi cocci di vasellame.

L’edificio datava, probabilmente, tra il II e il III secolo d.C., e più che una villa, doveva essere un edificio rustico abbastanza povero. Qualche generazione dopo, le rovine di questo edificio vennero utilizzate come piccola necropoli: due uomini, una donna e due bambini vennero sepolti, insieme ai loro magri corredi: pettini d’osso, coltelli, orecchini in bronzo. Gli archeologi ascrissero questi resti ai cosiddetti staroselci ovvero gli abitanti romanizzati che abitavano buona parte della Slovenia prima dell’arrivo degli slavi antenati degli attuali sloveni. 

Adiacente a questo edificio, ne venne individuato uno di epoca posteriore, realizzato recuperando materiali dal primo e forse anche sfruttando qualche muro: era di dimensioni molto minori (4mx3).

Infine, non lontano dall’odierno casinò Perla, fu rinvenuto un muro di funzione probabilmente perimetrale; il muro è disposto in maniera ortogonale rispetto all’asse dell’edificio. Tale muro era probabilmente ancora visibile nel 1822 quando furono fatte le misurazioni catastali e anche a quel tempo divideva delle proprietà. Gli archeologi fanno interessanti ipotesi riguardo il possibile ruolo di tali ritrovamenti in una possibile divisione antica delle terre a sinistra dell’Isonzo. 

Non sono le uniche testimonianze romane del territorio goriziano oggi “di là”: si ricordi il probabile insediamento sul colle di santa Caterina (attuale Kekec) e la villa rustica di Kromberk. E’ un pezzo di storia interessante da approfondire, specie se si consideri che una certa storiografia ha strumentalizzato le tracce romane a certe pretese nazionalistiche mentre molti dati oggettivi rimangono, ancor oggi, celati in una bibliografia rigorosamente in lingua slovena. Che io sappia, l’unica menzione di questo ritrovamento in opere in lingua italiana è quella che Sergio Tavano fa nel libro da lui curato Gorizia nel Medioevo.

Per saperne di più: Goriški Letnik, Zbornik Goriškega Muzeja, 1985/87 (12-14). (Ce l’hanno anche alla biblioteca Damir Feigel in corso Verdi).


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