Recentemente,
nella sua rubrica “Punti di vista” Diego Kuzmin parlava della villa romana di
Lucinico, ignota ai più. Esistono ritrovamenti romani che sono ancora più
sconosciuti e ancora più goriziani, dei quali si dà notizia solo nella
letteratura specialistica slovena.
Nel
1974, durante gli scavi per le opere di urbanizzazione di un complesso
residenziale nella zona detta Ledine (per capirci, dopo la Transalpina, in zona
dell’odierno Obi) emersero resti di mura. Nada Osmuk dell’Istituto di
Conservazione di Nova Gorica e Drago Svoljšak del Goriški Muzej, dopo una prima prospezione,
ritennero che fosse il caso di effettuare ulteriori scavi, e ciò avvenne nella
primavera 1975.
Emerse
una situazione piuttosto complessa, e solo poche ipotesi poterono essere fatte
visto il pessimo stato di conservazione dei ritrovamenti, in parte danneggiati
dalle opere di urbanizzazione, in parte ormai sotto case adiacenti, in parte
devastati dalla Prima Guerra Mondiale.
Fu
individuato un edificio antico; la parte scavata misurava 45m x 9, solo
brandelli di mura rimanevano. La diversa qualità dei muri, e la diversa
composizione delle macerie ritrovate, permisero di ipotizzare che l’edificio
fosse diviso in tre spazi: uno probabilmente né coperto né pavimentato, uno
verosimilmente pavimentato in mattoni. Il terzo ambiente non era chiaramente
delimitato, ma presumibilmente era la parte con tetto e pavimento e fungeva da
dispensa, visti i numerosi cocci di vasellame.
L’edificio
datava, probabilmente, tra il II e il III secolo d.C., e più che una villa,
doveva essere un edificio rustico abbastanza povero. Qualche generazione dopo,
le rovine di questo edificio vennero utilizzate come piccola necropoli: due
uomini, una donna e due bambini vennero sepolti, insieme ai loro magri corredi:
pettini d’osso, coltelli, orecchini in bronzo. Gli archeologi ascrissero questi
resti ai cosiddetti staroselci ovvero gli abitanti romanizzati che abitavano buona
parte della Slovenia prima dell’arrivo degli slavi antenati degli attuali
sloveni.
Adiacente
a questo edificio, ne venne individuato uno di epoca posteriore, realizzato
recuperando materiali dal primo e forse anche sfruttando qualche muro: era di
dimensioni molto minori (4mx3).
Infine,
non lontano dall’odierno casinò Perla, fu rinvenuto un muro di funzione probabilmente
perimetrale; il muro è disposto in maniera ortogonale rispetto all’asse
dell’edificio. Tale muro era probabilmente ancora visibile nel 1822 quando
furono fatte le misurazioni catastali e anche a quel tempo divideva delle
proprietà. Gli archeologi fanno interessanti ipotesi riguardo il possibile
ruolo di tali ritrovamenti in una possibile divisione antica delle terre a
sinistra dell’Isonzo.
Non
sono le uniche testimonianze romane del territorio goriziano oggi “di là”: si
ricordi il probabile insediamento sul colle di santa Caterina (attuale Kekec) e
la villa rustica di Kromberk. E’ un pezzo di storia interessante da
approfondire, specie se si consideri che una certa storiografia ha
strumentalizzato le tracce romane a certe pretese nazionalistiche mentre molti
dati oggettivi rimangono, ancor oggi, celati in una bibliografia rigorosamente
in lingua slovena. Che io sappia, l’unica menzione di questo ritrovamento in
opere in lingua italiana è quella che Sergio Tavano fa nel libro da lui curato Gorizia
nel Medioevo.
Per
saperne di più: Goriški Letnik, Zbornik Goriškega Muzeja, 1985/87
(12-14).
(Ce l’hanno anche alla biblioteca Damir Feigel in corso Verdi).
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